Dipartimento di Psicologia Emotocognitiva per l'Età Evolutiva, l'Adolescenza e la Famiglia (SRM Psicologia)


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Disturbi della Comunicazione

in questa sezione:

  1. disturbo dell'espressione del linguaggio
  2. disturbo misto dell'espressione e della ricezione del linguaggio
  3. disturbo della fonazione
  4. balbuzie

(1) Disturbo dell'espressione del linguaggio
La caratteristica fondamentale del Disturbo della Espressione del Linguaggio, come viene definito nel DSM VI, è una significativa compromissione dello sviluppo del linguaggio espressivo che interferisce con i risultati scolastici e con la comunicazione sociale.

I sintomi variano a seconda della gravità e dell'età del bambino e riguardano:

  • linguaggio limitato sul piano quantitativo (interventi rari e brevi)
  • vocabolario limitato (lessico ridotto)
  • difficoltà ad imparare parole nuove
  • errori nell'utilizzare le parole e nel lessico
  • frasi molto corte
  • utilizzo di strutture grammaticali semplici
  • utilizzo limitato di strutture grammaticali (per es. forme verbali)
  • limitata varietà del tipo di frasi (per es. interrogative, imperative)
  • omissioni di parti importanti della frase
  • uso delle parole in un ordine insolito
  • errori di coniugazione dei verbi
  • difficoltà nel comporre frasi di lunghezza e di complessità adeguata al livello di sviluppo
  • basso livello di sviluppo del linguaggio.

Di solito il funzionamento non linguistico e la capacità di comprensione del linguaggio sono nei limiti della norma.

Si distinguono due tipi di Disturbo della Espressione del Linguaggio:
 
il tipo acquisito, dove la compromissione del linguaggio espressivo si manifesta dopo un periodo di sviluppo normale
 
il tipo di sviluppo, dove vi è una compromissione del linguaggio espressivo che non è associata ad una lesione neurologica. I bambini affetti da questo tipo di disturbo spesso cominciano a parlare tardi e superano più lentamente del normale le varie tappe dello sviluppo della espressione del linguaggio.

Nei bambini piccoli il disturbo più comunemente associato al Disturbo della Espressione del Linguaggio è il Disturbo della Fonazione; in età scolare possono insorgere problemi scolastici e di apprendimento (dettato, copiatura, compitazione, lettura, ecc.).

 
(2) Disturbo misto dell'espressione e della ricezione del linguaggio

La manifestazione principale di questo disturbo riguarda sia lo sviluppo del linguaggio espressivo che ricettivo, con una compromissione significativa dell'attività e dei risultati scolastici e delle comunicazione sociale.
Oltre ai sintomi presenti nel Disturbo della Espressione del Linguaggio si evidenziano sintomi relativi alla compromissione dello sviluppo della ricezione del linguaggio come la difficoltà nel comprendere parole, frasi o tipi particolari di parole (termini spaziali, frasi complesse come costruzioni ipotetiche).
Nei casi più gravi si può riscontrare l'incapacità di capire il vocabolario di base o frasi semplici e deficit nell'elaborazione uditiva ( discriminazione dei suoni, associazione di suoni e simboli, immagazzinamento, rievocazione e costruzioni di sequenze).
Il deficit di comprensione è la caratteristica principale che differenzia questo disturbo dal Disturbo della Espressione del Linguaggio e può variare in base alla gravità del disturbo e all'età del bambino.

Le difficoltà della comprensione del linguaggio possono essere meno evidenti di quelle della produzione del linguaggio, si può riscontrare che il bambino:

  • esegua indicazioni in modo scorretto
  • risponda in modo inadeguato ad una domanda
  • rispetti con difficoltà il proprio turno durante la conversazione
  • non sia in grado di mantenere in modo coerente un argomento
  • può sembrare che il bambino non senta o non presti attenzione quando gli si parla.

Si distinguono due tipi di Disturbo Misto della Espressione e della Ricezione:
 
il tipo acquisito, nel quale la compromissione del linguaggio ricettivo ed espressivo si manifesta dopo un periodo di sviluppo normale;
 
il tipo di sviluppo, nel quale la compromissione del linguaggio e della ricezione non è associata con un danno neurologico. questo tipo è caratterizzato da un basso livello di sviluppo del linguaggio, in cui l'eloquio può iniziare con ritardo, e l'acquisizione delle varie tappe di sviluppo del linguaggio procedere molto lentamente.

 
(3) Disturbo della Fonazione

L'atto della fonazione (articolazione del linguaggio e delle parole) risulta compromesso in modo significativo, la caratteristica fondamentale di questo disturbo, come viene definita nel DSM IV, è un'incapacità di usare i suoni dell'eloquio attesi in base al livello di sviluppo, e adeguati all'età e alla lingua del soggetto. Gli errori fondamentali riguardano la produzione, l'uso, la rappresentazione e l'organizzazione dei suoni; la sostituzione di un suono per un altro; omissioni di suoni.
il bambino che è in grado di produrre buone sequenze di parole e frasi e di comprendere bene quanto gli viene comunicato, può avere una immaturità relativa all'articolazione fonetica di uno o di alcuni suoni. I suoni che più frequentemente vengono articolati con difficoltà sono quelli che vengono acquisiti per ultimi nella sequenza evolutiva quali: l, r, s, z, gl, gn, c.
La blesità (difficoltà nell'articolazione delle sibilanti) è molto comune.
Il Disturbo di Fonazione può comprendere anche errori di selezione e di ordinazione dei suoni all'interno di sillabe e parole.
Gli errori di produzione fonetica (cioè di articolazione) comportano l'incapacità di formare i suoni dell'eloquio in modo corretto, per es. la difficoltà di decidere quali suoni del linguaggio determinano una differenza di significato. Si possono verificare casi in cui l'eloquio è comunque fluido e comprensibile e casi in cui l'eloquio è del tutto incomprensibile, compromettendo in modo significativo l'attività ed i risultati scolastici e la comunicazione sociale.
Le forme meno gravi del disturbo possono essere individuate solo quando il bambino inizia a frequentare la scuola ed ha difficoltà ad essere compreso da compagni e insegnanti.

 
(4) Balbuzie

La manifestazione principale della Balbuzie, come viene definita nel DSM IV, è un'anomalia del normale fluire e della cadenza dell'eloquio, inadeguati per l'età del soggetto, caratterizzata da frequenti:

  • ripetizioni di suoni e sillabe
  • prolungamento di suoni
  • interiezioni
  • interruzione di parole (pause all'interno di una parola)
  • blocchi udibili o silenti
  • circonlocuzioni (sostituzione di parole per evitare parole problematiche)
  • parole emesse con eccessiva tensione fisica
  • ripetizione di intere parole monosillabiche.

La balbuzie è un disturbo che generalmente insorge nell'età infantile, tipicamente nel periodo 2-6 anni.
Il balbuziente presenta maggiori difficoltà a controllare i processi di produzione della parola,e necessita di tempi più lunghi per coordinare ed organizzare l'atto verbale.
La gravità del disturbo varia nelle diverse situazione, spesso è più grave quando vi è una particolare pressione a comunicare, per es. fare una relazione a scuola, leggere in pubblico, spesso la Balbuzie è assente durante il canto o il colloquio con oggetti inanimati o con animali.
La Balbuzie può essere accompagnata da movimenti muscolari: tic, ammiccamenti, tremori delle labbra o del viso, scosse del capo.
In soggetti con Balbuzie possono insorgere anche il Disturbo della Fonazione e il Disturbo della Espressine del Linguaggio.


Sostegno e Terapia Psicologica

Informazioni e Trattamenti
Le competenze linguistiche prevedono abilità che si formano nel corso dei primi anni di vita, dalle abilità di fonazione (relative all'emissione della voce), alle abilità fonologiche (l'utilizzo dei fonemi secondo le regole di un sistema linguistico culturalmente condiviso).
E' per questo che i Disturbi della Comunicazione hanno molte e differenti manifestazioni ed espressioni, possono manifestarsi isolati o associati ad altri disturbi: disturbi d'ansia, disturbi dell'umore, disturbo da deficit di attenzione-iperattività, disturbi dell'apprendimento, enuresi, ritiro sociale, etc. 
Si possono manifestare difficoltà connesse alla comprensione linguistica e difficoltà connesse prevalentemente alla produzione corretta delle parole, oppure difficoltà relative al normale fluire e alla cadenza della voce, come la balbuzie. I Disturbi della Comunicazione possono avere anche origini principalmente di carattere psicologico-relazionali.
Per quanto riguarda la Balbuzie l'esordio talvolta può seguire il verificarsi di situazioni traumatiche o avvertite come tali (nascita di un fratellino,inserimento scolastico, cambiamenti significativi quali un trasloco, malattie e lunghe ospedalizzazioni, separazione dei genitori, morte di un genitore o di un familiare).
La ripetizione di parole, di sillabe, di frasi intere, esitazioni, prolungamenti, e la frequente riformulazione della frase, sono fenomeni frequenti nelle prime fasi del linguaggio, sono segni discontinui presenti anche in bambini non balbuzienti, che è importante tenere sotto controllo. Si tratta di una ripetizione di sillabe senza tensione spasmodica o clonica, ma che in base alla risposta dell'ambiente, riguardo alle esitazioni e incertezze nella produzione dell'atto verbale (ansia dei genitori, urgenza nel correggere ogni errore o anomalia nel fluire del linguaggio) possono rinforzarsi e cronicizzarsi. Il timore di balbettare favorisce uno stato di ansia accompagnato da sentimenti negativi di imbarazzo e vergogna, scarsa autostima e frustrazione.
Le difficoltà nell'espressione linguistica derivanti dai Disturbi della Comunicazione influiscono in modo negativo sul funzionamento sociale, si può manifestare una rinuncia a comunicare, evitando situazioni che richiedono un impegno verbale e possono creare imbarazzo, con ripercussioni sul rendimento scolastico e difficoltà nell'instaurare interazioni sociali per timore di essere derisi dai compagni.
Una precoce e corretta diagnosi risulta indispensabile al fine di approntare un tempestivo ed adeguato programma riabilitativo e di sostegno psicologico sia per la famiglia che per il bambino e/o adolescente. Intervento di tipo indiretto come sostegno psicologico e colloqui psico-educativi per i genitori sono efficaci per la risoluzione del disturbo.

a cura della
Dott.ssa Letizia Maduli


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