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Risposta
Per il bambino l'enuresi rappresenta una fonte di disagio
ed imbarazzo, tende a vergognarsi del disturbo e ad evitare
situazioni che possano metterlo in difficoltà, limitando la
possibilità di frequentare amici (paura di essere deriso) o
partecipare ad eventi sociali. Anche nell'ambito familiare
il disturbo è fonte di ansia e preoccupazione che può
rendere difficile la relazione tra il bambino ed i genitori.
Al disturbo si associano problemi psicologici, affettivi,
emotivi e relazionali.
Il bambino non va considerato un malato, il problema va
inquadrato dandogli il giusto peso, ed è importante tenere
presente che è possibile affrontarlo e risolverlo, mediante
un efficace intervento psicologico ovviamente rivolgendosi a
psicologi esperti nel settore.
Avendo avuto da bambina lo stesso problema può cercare di
ricordare cosa provava e pensava all'epoca.
Parlare a suo figlio rispetto al fatto che lei abbia avuto
lo stesso problema può aiutare soltanto se viene detto nel
modo appropriato, ovvero senza svalutare la sensazione di
disagio che suo figlio può provare. In questo il ricordo di
ciò che lei sentiva può aiutare a capire meglio come vive
suo figlio il disturbo.
Il bambino non va mai sgridato e non va premiato se non si
bagna, non insistere nel mandarlo a fare la pipì e non
annotare gli orari di quando si bagna o di quando fa la
pipì, svegliarlo di notte e costringerlo a fare pipì può
essere controproducente ed essere interpretato come una
punizione. Questi atteggiamenti possono aggravare la
situazione o generare un rifiuto verso il bagno, in quanto
l'attenzione è concentrata sul disturbo e sulla capacità del
bambino di controllarsi, questo riduce ulteriormente la
stima che il bambino ha di stesso, mortificandolo e
rendendolo ancora più insicuro.
In questo modo si instaura un processo circolare, definito
in psicologia emotocognitiva loop disfunzionale, nel quale
il soggetto si trova coinvolto in un insieme di
comportamenti, pensieri e azioni proprie e del sistema di
riferimento in cui vive (famiglia, scuola, amici, ecc.) che
invece di risolvere il problema tendono al suo mantenimento
e peggioramento.
È quindi consigliabile un intervento psicologico indiretto
di tipo psicoeducativo, che coinvolga solo i genitori (od
uno soltanto dei genitori), prima che si instauri un
atteggiamento errato nei confronti del problema.
L'obiettivo è quello di individuare strategie di
comportamento e di comunicazione efficaci alla risoluzione
del problema, tenendo conto della modalità di manifestazione
del disturbo, delle caratteristiche proprie del sistema
familiare e sociale di riferimento e dei tentativi di
soluzione messi in atto fino ad ora.
L'intervento psicologico è quindi il metodo d'elezione per
il trattamento dell'enuresi.
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