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Terapia Indiretta in Infanzia e Adolescenza

La terapia psicologica di tipo indiretto può essere considerato lo strumento clinico di riferimento principale nella pianificazione di programmi terapeutici che riguardano disagi e disturbi dell’area evolutiva.
La specificità dell’intervento clinico previsto prende in considerazione le caratteristiche dei singoli componenti della famiglia e del sistema familiare nella sua globalità.
Generalmente la richiesta di un colloquio psicologico parte dai genitori che richiedono un aiuto per:

- la difficoltà, disagio o disturbo manifestato dal figlio;
- la difficoltà, dopo diverso tempo e diversi tentativi, di far fronte alla situazione.

Il trattamento indiretto, in infanzia e adolescenza, è un tipo di intervento psicologico che prevede il coinvolgimento di uno o più membri adulti della famiglia, i quali rappresentano la risorsa principale per un cambiamento positivo e per ripristinare una situazione di benessere del minore e quindi di tutto il sistema familiare.

La presenza dei figli non è prevista per due motivi principali:

  1. evitare che il bambino o il ragazzo si senta malato, inadeguato o si senta di rappresentare il “problema” che affligge la famiglia e che causa il malessere dei genitori e/o dei fratelli;

  2. favorire un intervento efficace e breve, in quanto per la risoluzione del problema è importante modificare i processi di comportamento e comunicazione messi in atto dal sistema familiare per far fronte al problema ma che, come la famiglia può constatare, non hanno prodotto effettivi risultati.

Molti dei problemi che si manifestano nel contesto familiare e che compromettono il normale svolgimento delle attività quotidiane di uno o più componenti possono essere, a volte, ricondotti a conflitti relativamente semplici, che non vengono affrontati in modo adeguato o che potrebbero essere stati sottovalutati.
In psicologia si valuta ciò che funziona e ciò che non funziona indipendentemente dal fatto che il modo di porsi nei confronti del figlio sia giusto o sbagliato. La famiglia è un sistema complesso di interazioni tra genitori e figli e rappresenta un’organizzazione dinamica in continua evoluzione.
Questo porta il sistema familiare a modificarsi e a ridefinire modalità di comunicazione e di relazione in base alle diverse fasi evolutive che si susseguono (sia dell’individuo che della famiglia), si tratta di un processo che prevede il ruolo attivo di ogni componente della famiglia. Questo processo evolutivo comporta dei momenti di empasse che possono essere critici per le problematiche
I problemi psicologici che coinvolgono il contesto familiare si formano spesso sulla base delle reazioni messe in atto dalla famiglia per cercare di risolvere il problema stesso. Il disagio diventa così causato non tanto dal problema di per sé ma dal modo in cui si sta cercando di risolverlo.
Una difficoltà produce un tentativo autonomo di soluzione che, se non funziona subito, può essere disfunzionale e si può trasformare in un problema di proporzioni più ampie, anche molto grave.
Il rischio maggiore al quale una famiglia può andare incontro è che un problema possa trasformarsi in un profondo disagio e di conseguenza in un disturbo psicopatologico, questo accade quando il problema si mantiene, si stabilizza e si amplifica in seguito alla messa in atto di soluzioni disfunzionali perpetuate nel tempo (cercare di risolvere un problema è normale ma perpetuare in tentativi che non stanno funzionando può aggravare la situazione).
Questo tipo di organizzazione immette il sistema familiare in quello che in psicologia emotocognitiva viene definito “loop disfunzionale” ovvero un processo circolare e ridondante, che può generare interazioni familiari rigide e potenzialmente patogenetiche che possono mettere a rischio la salute di uno o più componenti.
La risoluzione dei problemi e delle difficoltà che coinvolgono una famiglia passa attraverso la valutazione delle modalità che le persone che la compongono mettono in atto per fare fronte alle diverse situazioni legate al problema presentato.
Un adattamento funzionale nasce dalla possibilità di riconoscere quando un comportamento, pur giusto, non risulta efficace, e dalla capacità di sperimentare nuove soluzioni. L’intervento indiretto è un metodo altamente efficace per la risoluzione dei disturbi che insorgono nell’infanzia e nell’adolescenza (es. di tipo ansioso, fobico-ossessivo, depressivo, alimentare, ecc.), delle più ricorrenti problematiche rilevabili nel rapporto genitori e figli e dei problemi scolastici e relazionali dei propri figli.
Questo tipo di intervento si inserisce nei nuovi modelli psicologici sistemici e relativisti come la psicologia emotocognitiva che focalizza la propria attenzione su quali processi bio-psico-sociali sostengono, mantengono e potrebbero aggravare il problema. L’intervento psicologico indiretto ha come obiettivo finale quello di interrompere il loop disfunzionale suggerendo ad uno o entrambi i genitori (o ad uno o più componenti adulti della famiglia), strategie di comunicazione e di comportamento in grado di far fronte, in modo funzionale, al problema o al disagio riscontrato.
 

a cura della
Dott.ssa Letizia Maduli

Approfondimenti
http://www.psyreview.org/articoli2007/20070616maduli01.htm


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